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Lavorare all’Estero

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Sono sempre più gli Italiani che decidono di lavorare all’estero. Una tendenza che ha registrato un notevole incremento nell’ultimo decennio e che coinvolge in primo luogo i giovani, ma anche persone più adulte. 

La ricerca di una buona opportunità lavorativa, la voglia di indipendenza, l’interesse a conoscere nuove culture sono i motivi determinanti di una simile scelta. 

Le destinazioni non comprendono solo i Paesi europei, ma in molti preferiscono spingersi oltre i confini comunitari. 

Se muoversi all’interno del territorio europeo è, in virtù del Trattato di Schengen, molto più agevole rispetto al passato, l’ingresso nei Paesi extracomunitari non è sempre semplice. 

Trasferirsi all’estero per lavorare è sì una grande opportunità, ma bisogna sapersi muovere e conoscere tutte le regole utili dei Paesi ospitanti, per non incappare in problemi burocratici o legali. 

Lavorare all’estero: consigli utili prima di partire 

Tutti possono trasferirsi all’estero e cercare un lavoro. Sebbene la formazione, le competenze e l’esperienza rappresentino delle skills per l’accesso al mondo del lavoro, queste non bastano. Cercare lavoro, infatti, non è semplice come si pensa. Per questo è necessario, prima di qualsiasi progetto di trasferimento, studiare il mercato lavorativo del Paese in cui si ha intenzione di trasferirsi ma in più in generale è sempre buona norma espandere la ricerca a più Paesi per individuare quello in cui maggiore è la possibilità di trovare un’occupazione vicina alle proprie competenze, ma anche per conoscere quali sono le regole, le usanze e la lingua di quei posti. Quello della lingua, infatti, non è un aspetto da sottovalutare, anzi è tra i primi che bisogna considerare. 

In molti Paesi si parla correntemente l’inglese accanto alla lingua ufficiale: seguire un corso linguistico, meglio se riconosciuto da organi istituzionali come il MIUR, è sempre la soluzione migliore non solo per apprendere o migliorare le proprie competenze linguistiche, ma anche per il fatto che gli enti riconosciuti ufficialmente rilasciano certificazioni riconosciute a livello internazionale, rappresentando così un documento ufficiale a tutti gli effetti.

A proposito di documenti: qual è la documentazione necessaria per entrare in uno Stato estero?

La documentazione richiesta per lavorare all’estero

Quando si decide di trasferirsi all’estero per lavoro è opportuno raccogliere una serie di documenti utili non solo per l’ingresso nell’altro Paese ma anche per vivere serenamente la quotidianità. I documenti necessari variano a seconda che lo spostamento avvenga entro i confini dell’Ue o verso territori extra-UE

C’è, però, una serie di documenti che sono necessari in entrambi i casi.

  • documenti di identità;
  • passaporto (non richiesto negli Stati membri, ma comunque è sempre utile esserne in possesso);
  • patente di guida internazionale;
  • codice fiscale, che per chi richiede la residenza all’estero, come vedremo, segue una sua procedura.
  • Social Security Card per chi entra negli Usa. Essa serve per accedere a sussidi e servizi sociali;
  • Certificazioni Uniche rilasciate dal datore di lavoro con cui sono stati stipulati contratti di lavoro o di collaborazione;
  • modelli 730 o Unico Persone Fisiche 
  • contratti di assunzione 
  • modello C2 storico, riguardante il percorso lavorativo dell’interessato, rilasciato dai singoli Centri per l’impiego in cui il lavoratore ha di volta in volta posto la propria residenza.

Per i Paesi extraeuropei possono essere richiesti ulteriori documenti. Per sapere nello specifico quale documentazione occorre procurarsi, il consiglio è consultare i siti delle ambasciate dei singoli Paesi.

Permesso di lavoro

Una delle domande più frequenti poste da chi è in procinto di trasferirsi al di fuori dall’Italia riguarda la necessità o meno di un permesso di lavoro.

Anche in questo caso bisogna distinguere tra Paesi europei e quelli extraeuropei.

Nel primo caso, grazie ai trattati sulla libera circolazione, in Europa non è necessario essere in possesso di un permesso di lavoro, salvo alcune eccezioni. Un esempio è la Svizzera, dove si può lavorare fino a tre mesi senza particolari formalità, ma se il rapporto di lavoro è superiore a questo arco di tempo è necessario richiedere, prima dell’inizio del lavoro, un permesso di dimora al Comune in cui si risiede.

La Croazia dal 2021 rilascia un permesso di soggiorno della durata di un anno a chi entra nel Paese e vuole lavorare in smart working per imprese estere (i cosiddetti Nomadi Digitali), ma non per quelle croate. 

Per quanto riguarda i Paesi extraeuropei, invece, in questi casi il permesso di soggiorno o lavoro è richiesto:

  • negli Stati Uniti: può essere richiesto presso l’Ambasciata o il Consolato Usa in Italia. Ne esistono di diverse tipologie, come l’Employment Authorization Document (EAD) rilasciato a lavoratori non immigrati temporanei (assunti a tempo determinato), a quelli  stagionali o a chi è coinvolto in progetti di scambio. Esso ha validità di due anni e può essere sempre rinnovato.  
  • in Canada: anche qui l’ingresso è consentito solo se in possesso di un permesso di lavoro. Come per gli Stati Uniti, ne esistono diversi. Per i giovani tra i 18 e i 35 anni è prevista la possibilità di richiedere un Working Holiday Visa, un permesso valido 12 mesi di cui 6 per lavorare e utile per chi vuole vivere un’esperienza di vacanza-lavoro. Per gli altri è possibile ottenere un Employer-Specific Work Permit, rilasciato a chi ha già trovato un lavoro prima della partenza; un Open Work Permit per chi arriva in Canada per cercare lavoro.

Dove cercare lavoro e quali tipi di lavoro fare all’estero

Sono diversi gli Stati che permettono l’ingresso sul proprio territorio solo a chi è già in possesso di un contratto di lavoro. Cercare un lavoro per una destinazione diversa dall’Italia non è semplice. Esistono, a tale scopo, alcuni siti istituzionali che forniscono informazioni su sul lavoro all’estero, consigli e approfondimenti sui relativi Paesi. Il più famoso in questo senso è Eures, il portale europeo utile ai cittadini per l’accesso al mondo del lavoro; utile anche Your First Eures Job, un progetto collegato a Eures e infine ClicLavoro, il portale del Ministero del Lavoro. 

Sono questi i canali migliori per scoprire le tendenze lavorative nei diversi Stati e orientare la propria ricerca in maniera diretta e sicura. 

Ma quali sono i lavori più ricercati all’estero? Non è facile stilare una classifica. Senza dubbio i giovani sono orientati dal partire da lavori quali camerieri, baristi, commessi che permettono loro di perfezionare la lingua parlata e mantenersi durante i primi mesi di soggiorno.

Molto praticato poi è l’international smart working, vale a dire il trasferimento di persone all’estero con possibilità di lavoro presso aziende del Paese di provenienza. Abbiamo trattato di questo fenomeno in un nostro articolo a cui rimandiamo per un approfondimento. Tra le mete più ambite ci sono Spagna, Portogallo e Francia che hanno messo a punto una regolamentazione in materia, laddove il nostro Paese e la normativa comunitaria presentano ancora molte lacune. 

Molto gettonate sono poi le posizioni sanitarie: medici, ricercatori e infermieri italiani, d’altronde, sono molto richiesti all’estero e sono tanti i neolaureati che decidono di espatriare attratti da migliori condizioni di lavoro. 

L’estero è la destinazione ambita anche da chi lavora nei settori dell’ingegneria e della finanza, dove è possibile avviare una carriera di successo ben remunerata. 

Questi riportati sono solo alcuni dei settori lavorativi ricercati da chi intende trasferirsi fuori dall’Italia, ma le opportunità lavorative sono molte e alla portata di tutti.

Prendere la residenza all’estero

Molti partono col proposito di tornare in Italia dopo aver trascorso un certo periodo di tempo all’estero e aver acquisito sufficienti competenze per trovare poi lavoro nel proprio Paese. Altri, invece, decidono di risiedere in maniera permanente nel Paese ospitante. Come si richiede la residenza in uno Stato estero?

Si tratta di una questione molto importante, specie sotto il profilo fiscale, perché abitare all’estero, lavorare e produrre lì reddito e contestualmente mantenere la residenza in Italia può creare non pochi problemi con la tassazione (abbiamo affrontato la questione nell’articolo sopra indicato). 

La procedura per richiedere il cambio di residenza nei Paesi comunitari non è complessa. Basta recarsi presso l’Ufficio consolare della circoscrizione di immigrazione e presentare una dichiarazione, consistente in un modulo che deve essere compilato dal richiedente e da chi si trasferisce con lui (per i minorenni la compilazione è affidata al genitore o al tutore). Questa deve essere poi presentata poi all’ufficio  anagrafico del comune dove il richiedente risiede, oppure può essere  inviata tramite raccomandata, per fax o per via telematica.

Una volta ricevuta si procederà alla cancellazione dal registro della popolazione residente (Apr) e l’iscrizione all’Aire (l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero), uno strumento fondamentale che fotografa lo stato degli italiani all’estero e importante per i diritti e i bisogni degli espatriati. 

Fuori dai confini europei sono diversi i modi per ottenere la cittadinanza nello Stato in cui si decide di risiedere. Quello più noto è l’ottenimento negli Stati Uniti della famosa Green Card, rilasciata laddove il richiedente sia rappresentato da uno sponsor, quale ad esempio il datore di lavoro o garantito da un familiare.

Approfondimenti

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